Vedove di Camus - recensione
Vedove di Camus è un romanzo rigoroso. Appena sotto la sinossi, in effetti, si legge: "Con estro e rigore, Elena Rui indaga le vite di queste quattro voci femminili di fronte all'ineluttabilità della disgrazia". Il rigore è la spina dorsale e la croce di questo romanzo, che definirei una biografia in forma di analessi. Spina dorsale perché tutte le informazioni sui sentimenti e sulle reazioni di questo o quel personaggio, sul loro vissuto e sul loro legame con l'autore sono frutto di una ricerca attenta, minuziosa e fedele alla realtà, testimoniata dalla corrispondenza fitta dell'autore e dei suoi affetti e dal fatto che Camus fosse una figura pubblica e quindi spesso al centro della cronaca e della vita intellettuale e, a tratti, politica della Francia. Croce perché un simile rigore scientifico non poteva non tradursi in uno stile schematico, cantilenante e quasi saggistico. Questi elementi, che contribuiscono a rendere il romanzo di estremo rilievo, smorzano - e...