Il fondo dell'altalena

Il lato inferiore del fondo dell'altalena è nero e di gomma e pieno di foglie marce infilate negli angoli. Chi avrà messo le foglie lì? Il vento non può averle fatte incastrare, deve essere la trovata di qualche fesso, di quelli che prendono i vermi e te li sventolano in faccia per farti schifare, che poi sono gli stessi che attaccano le caccole sotto al banco. Per tutta la seconda sono stata costretta a sedere accanto a Giovannino, che non faceva altro che scaccolarsi. L'idea della Maestra Vittoria era che io lo aiutassi a mettersi in pari, l'idea condivisa da me e Giovannino era che stessimo ben attenti a non rischiare di somigliarci, non parlarci e non toccarci mai. Avrei voluto sedere vicino a Marco, che mi presta i Geronimo Stilton profumati che mia madre non vuole assolutamente comprarmi. In ogni caso, oggi gli allenamenti di altalena stavano andando alla grande grazie al tifo di un pubblico speciale. Sono molto brava in questa disciplina, tra le migliori: parto imprimendo molta forza allo slancio e stendo bene le gambe quando salgo per una maggiore estensione del raggio tracciato dal pendolo, tocco vette altissime. Ciò che molti trascurano è che il segreto, la chiave di volta della buona riuscita di una sessione di altalena, è l'estensione e la flessione delle gambe.

Tornando al genere di bambini che si scaccola, anche Sara ne fa parte ed ora sta correndo a chiamare mia zia perché mi ha vista cadere. Non lo fa per aiutarmi ma perché vuole che il mio cadavere venga rimosso per poter utilizzare l'altalena. Cadendo all'indietro ho sbattuto la nuca e le sto ancora prendendo in fronte dall'altalena, che continua a dondolare anche senza passeggera e mi dissuade fortemente dal desiderio di rialzarmi. Sento in sottofondo un gran trambusto della zia che chiama mia madre e il mal di testa si fa sempre più intenso.

La parte peggiore, comunque, è che dovrò spiegare a mia madre che sono caduta "mentre facevo la buffona", esattamente ciò che mi aveva detto di non fare. Ho esagerato portando tutto il peso all'indietro durante la fase di discesa, nel tentativo di acquisire più velocità e battere il mio stesso record. Verrò sgridata: cornuta per il bernoccolo e mazziata da mia madre. Probabilmente per un po' non potrò venire al parco e questo sarà un grave colpo alla mia carriera da altalenista. Mentre la zia cerca di farmi alzare e Sara mi guarda con il ghigno della vittoria, oltre dalle fitte alla testa, vengo travolta anche da un'immensa onda di vergogna. Volevo impressionare la zia, venuta a Torino da Pescara appositamente per portarmi al parco (e in secondo luogo per cercare lavoro), e invece ho fatto io la figura della fessa, io che non ho mai ficcato le foglie da nessuna parte né incollato le caccole in alcun luogo.

Quando mia mia madre ci raggiunge in pronto soccorso, ha solo metà capelli in piega, con i boccoli neri e ampi. E dire che aveva solo chiesto due ore per andare dal parrucchiere! Non mi sento di prenderla in giro e con questo mal di testa rischio solo di peggiorare la mia posizione. Voglio essere onesta: "Scusa mamma, ho fatto la buffona!"

Addio, sogni di gloria. Addio, oro olimpico in altalena.

Commenti

  1. Quando recuperi da grande i tuoi sogni da bambino dentro sei un adulto invincibile. Questo racconto mi ha fatto volare alto come faceva con te la tua altalena, anche se ero un scaccolone come Giovannino

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  2. Racconto coinvolgente e interessante , complimenti e bentornata..è sempre un piacere leggere i suoi scritti

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  3. L'applicazione permette solo i commenti anonimi!...complimenti da Rachele.

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  4. Condividiamo la stessa tecnica altalenistica! Felice per la ripresa del blog, aspetterò le prossime pubblicazioni :)

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